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Controlli non Distruttivi, formazione per tecnici di Livello 2 (UNI EN ISO 9712)

on 11 gennaio 2018

I Controlli Non Distruttivi (CND), anche detti PND (Prove Non Distruttive) o NDT (Non Destructive Testing), si eseguono per la determinazione delle caratteristiche fisiche di un prodotto o per la verifica, in fase di esercizio, di strutture, lavorazioni e impianti. Si effettuano senza prelievi di campioni dalla struttura in esame e non richiedono l’alterazione o la distruzione del prodotto. Nei processi industriali si ricorre ai CND per la verifica delle saldature, per l’individuazione di anomalie nei materiali, per il controllo delle erosioni, dell’usura, con effetti positivi sulla riduzione dei costi di produzione e sul mantenimento degli standard di qualità dei prodotti.

Il Centro per la Formazione e Sicurezza in Edilizia della Provincia di Avellino ha attivato un corso di Formazione per la qualifica del personale UNI EN ISO 9712 per la Verifica delle caratteristiche tecniche dei prodotti industriali (Livello 2).

Le attività formative si svolgeranno nella sede del CFS, prevedono in accordo alla norma UNI EN ISO 9712 i seguenti moduli:

  1. METODO VISIVO (VT)
  2. METODO CON LIQUIDI PENETRANTI (PT)
  3. METODO DELLA MAGNETOSCOPIA (MT)
  4. METODO ULTRASUONI (UT)

Per i partecipanti al corso sarà possibile certificare le proprie competenze da parte dell’istituto di certificazione Bureau Veritas accreditato da ACCREDIA come Organismo di Certificazione del Personale addetto alle Prove Non Distruttive, secondo i principali standard internazionali.

 

APPROFONDIMENTI SULLE PROVE NON DISTRUTTIVE

L’“America Society for Non destructive Testing” (ASNT) designa il CND (NDT non-destructive testings): “la determinazione delle condizioni fisiche di un oggetto realizzate in modo tale da non compromettere le funzionalità per le quali l’oggetto stesso è stato costruito”

In pratica è un metodo di controllo non invasivo che l’industria utilizza per emettere un giudizio di accettazione/rifiuto di un materiale e/o di un componente.

I metodi di prova non distruttivi risalgono alla metà dell’800, anni in cui erano utilizzati, tramite dei colpi di martello, per individuare i distacchi tra il cerchio e le ruote nei carri ferroviari.

Negli anni ’30 del secolo scorso, in seguito al notevole impiego delle saldature, furono introdotti i sistemi radiografici per individuare i loro eventuali difetti. Nel campo delle costruzioni in calcestruzzo si iniziò ad utilizzare la prova agli ultrasuoni e lo sclerometro, quest’ultimo per testare la resistenza del materiale.

Oggi esistono molteplici tecniche d’indagini non invasive, continuamente aggiornate, frutto di scoperte, ricerche e utilizzo di nuovi strumenti nel campo

I vantaggi che derivano dall’uso di queste tecniche non originano alcun danneggiamento delle caratteristiche del materiale o del componente, mediante le quali si possono riscontrare non conformità oggetto in seguito di valutazioni da parte del produttore/cliente.

Non meno importante è l’ottenimento d’informazioni su porzioni limitate e sulla struttura nel suo insieme nonché la rapidità di esecuzione delle prove.

In relazione ai cambiamenti intervenuti nel panorama normativo nazionale ed europeo Una qualsiasi opera o una parte di essa o un componente, per poter essere utilizzata, deve corrispondere alle caratteristiche di progetto nell’immediato e nel tempo. L’insorgere di difetti o di inconvenienti possono compromettere il suo utilizzo. Pertanto si rende necessario il controllo anche attraverso il ricorso a prove non invasive. In materia la normativa prescrive che tali controlli siano effettuati attraverso l’analisi dei materiali costituenti sottoponendoli a prove a campione significative.

Fondamentalmente il controllo non-distruttivo offre la possibilità di investigare lo stato del materiale senza per questo compromettere il suo servizio.

Il fattore umano rappresenta inoltre una componente fondamentale nei controlli non distruttivi, pertanto la conduzione delle prove deve essere affidata a personale adeguatamente qualificato, di provata capacità, serietà professionale e che abbia maturato una notevole esperienza nel settore specifico.

Tali verifiche necessitano di risorse umane che rappresentano una componente fondamentale nei controlli non distruttivi, pertanto la conduzione delle prove deve essere affidata a personale adeguatamente qualificato, di provata capacità, serietà professionale e che abbia maturato una notevole esperienza nel settore specifico conseguendo esperienza sul campo, nonché ottenendo certificazioni monitorate nel tempo.

Per applicare il giusto metodo CND è necessario conoscere l’applicabilità e i limiti dei vari metodi d’esame per poter stabilire fattibilità e metodo d’esecuzione dell’esame stesso.

IL CORSO È DESTINATO A CONSEGUIRE LE CONOSCENZE DI ALCUNI METODI CND:

Controlli non distruttivi mediante LIQUIDI PENETRANTI PT

L’esame con liquidi penetranti sfrutta le proprietà di capillarità di alcuni liquidi, ossia la capacità di penetrare all’interno di piccole aperture superficiali, in grado di rilevare la presenza di discontinuità superficiali su materiali o componenti esaminati; trova largo impiego nel controllo di strutture saldate, pale di turbina, getti fusi ecc.

Controlli non distruttivi mediante ESAMI VISIVI VT

Consiste nell’osservazione/misura effettuata visivamente ad occhio nudo o con dispositivi ausiliari, dell’oggetto in esame. Viete effettuata per difetti superficiali o materiali trasparenti. I materiali che generalmente sono oggetto di prova riguardano la carta, il legno i metalli ecc.

Controlli non distruttivi mediante ULTRASUONI UT

Gli ultrasuoni sono costituiti da onde che si propagano nei materiali lungo percorsi anche notevoli, infatti può penetrare elevati spessori. I segnali di risposta generati interpretano la definizione del difetto presente all’interno del materiale (per esempio cricche nelle saldature, efficienza delle giunzioni ecc.).

Controlli non distruttivi mediante MAGNETOSCOPIA MT 

La Magnetoscopia sfrutta le proprietà ferro-magnetiche di alcuni materiali di lasciarsi magnetizzare e quindi di trasmettere il flusso magnetico.

Essa è in grado di rilevare l’eventuale presenza di discontinuità superficiali e sub-superficiali sui pezzi esaminati, mediante l’addensamento della polvere magnetica in corrispondenza del flusso disperso. Il metodo trova largo impiego oltre che nella fase di produzione anche nella fase di manutenzione e verifica periodica.

In conclusione, i risultati che si conseguono con i CND comportano una serie d’indicazioni ed informazioni, non necessariamente indice di difettosità, che dovranno essere opportunamente interpretate e valutate per poter accettare o rifiutare un materiale un componente un manufatto.

Il compito dell’uomo verificatore si rivela fondamentale sia per l’incolumità dell’uomo e sia per la sicurezza e funzionalità dei beni materiali.

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